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    Le nettoyage de printemps
    NEWSLETTER -  APRILE 2011
     
    [texte en italien]
    di Lisetta Landoni

    Credo che mai come quest’anno, con il gran freddo, la nuvolosità costante e le molte precipitazioni invernali che ci siamo lasciati alle spalle, si avverta il desiderio della primavera in tutte le sue sfumature e con una voglia di rinnovamento, di cambiamenti radicali.
    Entrambe le cose, a priori, richiedono l’eliminazione di qualcos’altro: colori diversi attorno a noi, nuovi volti, itinerari sconosciuti per un viaggio impensabile...
    Insomma, vuotiamo gli armadi ripensandoci nuovi e armoniosi ma sempre in linea con la Tradizione che ci richiama a un ordine dinamico e selettivo ma all’interno di uno schema infallibile.
    Ecco: siamo noi stessi al centro di un eterno mandala.
    La quadratura del mandala segna i confini del nostro movimento ma la possibilità di muoverci, senza danneggiare niente e nessuno e scovando il filo del percorso da seguire, è pressoché infinita.
    L’avvento della primavera, per uno yogi, è soprattutto adeguarsi fisicamente al rialzo della temperatura esterna e all’esposizione alla luce solare con una serie di pratiche di purificazione ampiamente trattate nelle newsletter precedenti e che raccomando fortemente a tutti di rileggere.
    Oltre all’energico ricorso alla pratica di Shankprakshalana, di Vamana dhauti e della Cura dei limoni, quest’anno suggerirei di variare i nostri menu quotidiani in vista di una risposta più soddisfacente del nostro sistema immunitario.
    Prima ancora che “le disquisizioni sulle variazioni climatiche, sui disastrosi effetti dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua e sulla tragica realtà dei disastri sotterranei che avvengono grazie alle esplosioni nucleari sperimentali” entrassero a far parte delle conversazioni quotidiane (ma di quest’ultimo punto si parla troppo poco... i governi tacciono...), il cibo era pur sempre un bell’argomento di conversazione per la maggior parte della gente.
    Disposti tutti a farsi 60 chilometri di macchina per mangiare quel risottino... o a comprare un pacchetto in un’agenzia turistica (viaggio, panorama, abbuffata 3 stelle e sonno riparatore in albergo adeguato tutto compreso), salvo poi, nel tempo, ritrovarsi impagliati nell’abito di 2 anni fa e con doloretti sparsi... malesseri inspiegabili... o, addirittura un fatto acuto, imprevedibile, difficile da comprendere e da affrontare.
    Sempre, e naturalmente meglio prima che poi, il ricorso alla medicina naturale sarebbe d’obbligo per chi sa distinguere tra ciò che va affidato alle cure ospedaliere e ciò che invece richiede semplicemente un po’ di buon senso e di disciplina.
    Questa disciplina eccellente è la Naturopatia: tanto semplice quanto evidente nei suoi principi e nei suoi effetti da risultare persino improbabile agli occhi di chi è abituato a parlare solo di stent, di trapianti, di interventi cruenti per porre rimedio a situazioni che sfuggono di mano.
    La Naturopatia invece parte da qualcosa che è già dentro di noi e che già gli antichi definivano con poche parole essenziali e rimedi altrettanto semplici.

    Ogni malattia, dal raffreddore al cancro nasce dall’intestino” (Ayurveda)

    Il sangue impuro è la causa di ogni malattia” (Lasaeta-Costacurta)

    La relazione tra il clima intestinale e il sangue impuro risulta evidente a chi segue il linguaggio del corpo e coglie i messaggi derivanti dall’evoluzione della propria sensibilità propriocettiva anziché le indicazioni farmacologiche di un bugiardino.
    E per accreditare ulteriormente questo punto di vista, osserviamo quanto frequentemente e reiteratamente si ritrovano nei testi classici dello Yoga i termini “pulire”, “purificare”... non solo e ben prima di attribuire loro un significato spirituale.
    Parliamo del corpo, il nostro veicolo, quello strumento perfetto che, secondo le regole stabilite dai grandi saggi -i Maharishi- ci consente di compiere il nostro cammino su questo pianeta in maniera superba se, appunto, le regole vengono rispettate; diversamente, il percorso diventa accidentato, penoso addirittura, quando le scelte di vita si inseriscono in un contesto sociale standardizzato e rapportato a modelli di vita prestabiliti da criteri commerciali...

    La costanza nella disciplina
    Anche in tempi più recenti, e soprattutto nell’ambiente contadino, per quella particolare forma di saggezza che tocca chi è a contatto con la Terra, si sentiva dire: ”Al mattino mangia come un re, a pranzo mangia come un principe, la sera cena come un povero!”
    E come e che cosa mangiano questi re, questi principi, questi poveri?
    In maniera semplice e parca si cibano dei frutti e delle verdure di stagione del loro territorio, condividendo in famiglia non solo gli alimenti ma un comune sentimento di gratitudine verso la generosità della terra che li produce.
    A tavola non si litiga, non si discute con animosità, non si sparla né si creano pettegolezzi. Altrimenti ci si nutre soprattutto di veleno.
    La letizia francescana insegna...
    Mangiare bene una cosa buona, preparata con cura e amore è l’occasione per educare il senso del “gusto”: diventare “buongustai” significa prestare attenzione all’evoluzione di questo senso, prezioso quanto gli altri 4, e spesso involgarito dall’abitudine a ingurgitare qualunque cosa purché targata da uno chef alla moda, in un ambiente rumoroso e dove l’intreccio dei sentimenti (il desiderio di apparire, l’implicita dichiarazione di appartenenza a una casta privilegiata, ecc.) intacca la freschezza dell’esperienza gustativa.

    Che cosa mangiare?
    Al mattino, il re si nutre con caffè d’orzo e/o tè verde, miele, porridge, cereali in quantità - fiocchi, di orzo, di mais di kamut, crusca - sciolti in latte di avena o di mandorla, frutta fresca, ben lavata prima e poi sbucciata (sì, avete letto bene... prima si lava e poi si sbuccia: è un imperativo categorico dettato dagli esperti). Insomma, un bel pasto che ci regala tanta energia e buon umore.
    A pranzo il principe inizia con una splendida insalata composta da 7/8 verdure crude, tagliate ogni giorno in modo leggermente diverso, non solo julienne o rondelle, condita con olio extra vergine e un po’ di aceto balsamico. A questa si aggiungono dei bianchi d’uovo bolliti (si rassodano le uova ma si mangiano solo gli albumi, leggeri ma molto energetici e dalla funzione epatoprotettiva) oppure un po’ di pesce bianco, oppure, non più di una volta la settimana, del petto di pollo di sicura provenienza campestre. In alternativa, ma sempre dopo l’insalata d’obbligo, una porzione non esagerata di pastasciutta.
    Durante il giorno sono previsti piccoli spuntini a base di frutta fresca.
    Niente vino né alcolici, niente pane lievitato, niente latticini. No al caffè e al tè.
    La sera, il povero cena con una pastina in brodo (vegetale) e non oltre le 20. In alternativa, solo frutta di uno stesso tipo: solo mele o solo fragole o solo pesche ecc.
    Si va a nanna presto

    ... E poi guardiamoci allo specchio
    Non diventiamo obesi (mezzo mondo lo è e l’altra metà muore di fame), camminiamo, nuotiamo, pratichiamo assiduamente il nostro meraviglioso Yoga, coltiviamo i buoni sentimenti.
    La felicità ci spetta di diritto.
    Cerchiamola!
    P.S. Sarebbe bene seguire questa dieta rigorosamente per un mese... vi assicuro che il premio finale è grandioso: le cattive abitudini alimentari, gli eccessi, le dipendenze sono spariti.
    “Liberi e belli”, direbbe una certa pubblicità…

    Un grazie di cuore agli amici Ettore e Francesco Hyeraci, due fratelli, medici, naturopati entrambi, di grande valore e ingegno: abili tanto nella diagnosi quanto nella cura.
     
    Tags: purifications
     
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