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    Bhagavad Gita - Troisième Chapitre : Karma Yoga
    NEWSLETTER -  OTTOBRE 2010
     
    [texte en italien]
    Questo capitolo riprende i concetti fondamentali del precedente e li ripropone da un altro punto di vista.
    a cura di Melissa Dotto, allieva dell’Accademia


    Arjuna, nella sua profonda umanità, vuole un chiarimento relativo all’agire. Se la conoscenza è più importante (superiore all’azione), allora perché bisogna agire? Arjuna fraintende il fatto che l’operare disinteressato sia migliore rispetto all’azione che implica un compenso e si domanda allora se non è più facile astenersi dall’azione.
    Arjuna esige un’ulteriore spiegazione per raggiungere il sommo bene. Krsna, pazientemente, riprende i punti più importanti della sua precedente spiegazione:

    Vivere è operare, necessaria l’indifferenza per il risultato
    Si inizia con una premessa: Krsna suddivide gli individui in due categorie a seconda delle loro caratteristiche e tendenze naturali: gli introversi che mantengono lo sguardo sulla vita interiore e gli estroversi che operano nel mondo esteriore. In corrispondenza di questi due archetipi abbiamo lo yoga della conoscenza e lo yoga dell’azione. Tuttavia non è una distinzione ultima perché ognuno nella propria vita mondana sperimenta equilibri diversi. Bisogna quindi ricordare che i due tipi di yoga non si escludono a vicenda ma anzi sono complementari poiché la strada equilibrata porta con sé percentuali non sempre uguali della stessa attitudine. Sapienza (jinana) e azione (karma) sono quindi entrambi compatibili con l’illuminazione.
    L’azione (karma yoga) non va però adottata per avere alla fine una ricompensa (che gonfierebbe l’ego), ma resta ad uso e consumo della gente comune, ovvero di coloro che non seguono una vita spirituale.
    Proprio per questo qui si introduce il concetto di Naiskarmya ossia quello stato in cui ci si libera dalla relazione azione/reazione perché si è completamente disinteressati rispetto ai risultati dell’azione. L’attesa della reazione (o meglio del feedback) crea un vincolo, un legame che oscura la ricerca del supremo.
    Detto questo, non si può evitare di agire, vivere è agire. Il pensare stesso è agire. E ovviamente vivere, pensare etc.. da luogo a molte reazioni. Per essere liberi è necessario ricordarsi che la realtà vera è quella che non muta mai, che siamo solo attori/spettatori di un periodo limitato e imprevedibile e che i nostri desideri fanno parte di quella temporanea e irreale mondanità nella quale siamo ora immersi.
    Gli illuminati non si “astengono” fisicamente o mentalmente dall’azione, perché essi operano costantemente con Dio.
    Krsna esorta ora alla concentrazione (padroneggiabile grazie alla pratica costante e disciplinata dello yoga): se si impara a controllare i sensi e il pensiero, si impara anche a riacquistare un equilibrio lontano... che ci apparteneva e che abbiamo perso nei vari momenti che scandiscono il Tempo.
    Passando dal Sathya Yuga, l’epoca aurea della coscienza perfetta, poi al Tetra Yuga, poi allo Dwapara Yuga (e ogni volta, in una lenta ma implacabile discesa, perdendo un po’ di Sé e del Tutto) fino al Kali Yuga, quella in cui viviamo, l’età oscura, l’età del ferro e dell’ignoranza. Quella in cui ci dibattiamo aspettando la Luce.
    A questo punto si apre il concetto della contemplazione: per ricordare e recuperare la nostra completezza (sapere esattamente CHI siamo, da DOVE veniamo e DOVE stiamo andando (o ritornando?) è necessario scoprire personalmente che tutto ciò che esiste è una manifestazione del Supremo (noi compresi), e che anche il mondo attorno a noi - che è sempre QUELLO - va vissuto con interesse, con partecipazione, con distacco ma con amore e lucidità.
    Prima della contemplazione, dunque, è necessario uno studio serio e approfondito delle proprie potenzialità, evitando di lasciarsi trasportare da banali dettagli invece di cogliere l’essenza profonda delle cose.
    Questo è altrettanto vero nella vita reale e quotidiana: particolarmente ora in questo periodo storico è necessario ristabilire un equilibrio senza rinnegare la propria epoca. È necessario scavare sotto gli slogan e affinare il proprio gusto (conoscenza). Studiare, amare il proprio lavoro, approfondire è la base. Per capire il mondo ad un certo livello e con una certa ampiezza di respiro è importante farsi una cultura. Lo studio obbliga a crearsi degli spazi nel quotidiano e a concentrasi sui temi che ci sono più congeniali: ad esempio, praticare yoga a tempo perso è inutile perché non porta alcun effetto. Si resta dei dilettanti senza alcun vero entusiasmo. Allenandosi ad osservare ogni cosa con attenzione, con curiosità, migliora la formazione personale e costituisce in sé una disciplina da cui poi deriverà la capacità di contemplazione (che è appunto uno sguardo amplissimo e distaccato allo stesso tempo).
    Se agire senza vincoli ha un’origine suprema,bisogna allora ricordarsi che anche il Supremo agisce per necessità di tutti gli esseri incarnati. Astenersi dall’azione è vano ed altrettanto vincolante (pensiamo ad Arjuna refrattario all’idea della battaglia ma in realtà spaventato dalla sua responsabilità nell’uccisione di persone a lui care)
    Qui dobbiamo ricordare che la Gita è un poema fortemente simbolico e il lettore saprà che “l’uccisione” dei cento cugini di Arjuna significa in realtà l’annientamento dei suoi personali attaccamenti.

    Sii contento del sé
    Se ci si libera dalle aspettative di possibili ricompense per azioni meritorie ci si rende “liberi”. L’illuminato che vive continuamente del suo divino sé e quindi opera senza attaccamenti, raggiunge una visione limpida e immutabile della Realtà.

    Siate d’esempio agli altri
    In questa parte si fa un’altra concretissima premessa sull’importanza e sulla necessità dell’azione: il mondo deve andare avanti e non ha senso pratico né teorico rifugiarsi in un’astensione sterile e timorosa che condurrebbe di sicuro a uno stato di miseria fisica e morale. Si prosegue poi responsabilizzando chi ha compreso tutto questo e ricordando che i grandi uomini sono quelli che prendono sagge decisioni e riescono a indirizzare e influenzare positivamente coloro che li seguono.
    Va comunque ricordato che, secondo i precetti della Yoga e la sua stessa natura laica, essere onesti e probi è un dovere verso sé stessi e il mondo ma non permette di stabilire e diffondere dogmi o rituali che avrebbero solo l’effetto di “confondere il pensiero del praticante” e forse allontanarlo dal suo unico, vero scopo: la meditazione.

    (continua)

    Tags: philosophie 
     
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