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    *fr Klesa: a chain of 5 rings
    NEWSLETTER -  SETTEMBRE 2009
     
    [texte en italien]
    di Lisetta Landoni

    Carissimi, ho scritto questa serie di articoli in tempi recenti per gli amici di www.yoga.it di cui mi preme  sottolineare la professionalità e la generosità.
    Li sottopongo ora alla vostra lettura, sperando che ognuno trovi quella apertura verso l'Assoluto che caratterizza il percorso yogico definito da Patanjali e sia stimolato a una ricerca personale sempre più feconda.


    Con il termine KLESA si indicano 5 forme di afflizione che impediscono all'uomo di evolvere in quella direzione spirituale, piena di gioia e di consapevolezza, che è congeniale alla sua stessa natura.
    Le molte contraddizioni che si oppongono alla fluidità di questo sviluppo sono state appunto condensate nei KLESA affinché, tramite un attento studio introspettivo, ognuno possa mettere mano a un radicale cambiamento di abitudini, di stile di vita, di pensiero soprattutto: poiché è nella mente che si radicano queste afflizioni che altro non sono che l'origine stessa dell'infelicità.
    Per rendere più facile la comprensione del termine KLESA, dobbiamo pensare a una breve catena chiusa, composta da 5 anelli molto robusti, agganciati uno all'altro in maniera inestricabile; e ogni anello rappresenta al contempo la causa e l'effetto dell'anello successivo.
    Ad esempio, se è vero che la paura più grande dell'uomo è quella della morte, è altrettanto vero che è l'ignoranza a generare questa paura; così come le passioni generano attaccamento e dall'attaccamento deriva la sofferenza. . .
    Insomma, avremo occasione di parlare diffusamente di questo argomento fondamentale di cui, qui di seguito definisco i concetti principali.

    Denunciata prima dal Buddha, subito dopo il raggiungimento del Nirvana, e successivamente da Patanjali negli Yoga Sutra:
    avidya - l'ignoranza - appare come la causa di tutti mali che affliggono l'umanità, generando essa, a cascata, una serie di incongruenze ed afflizioni che impediscono all'uomo di fruire appieno della sua condizione nella scala evolutiva.
    Ignoranza dunque della vita stessa e del suo significato poiché ognuno, accecato dalle proprie personali frustrazioni, tende inevitabilmente ad attribuire alla Vita, anziché alla propria incapacità di comprenderne il senso, gli esiti infausti di aspirazioni fallimentari, "sfortune ", incomprensibili crudeltà cosmiche.
    Da questa limitata visione delle cose, l'ignoranza appunto, deriva
    asmita - l'illusione
    Di che cosa?
    Anzitutto di pensare al nostro corpo, perituro, al nostro aspetto fisico, alla nostra identità, all'appartenenza a un ceto sociale, al successo o all'insuccesso come alla sola realtà con cui misurarsi.
    Non è così.
    Ciò che afferma la Tradizione è ben diverso: ogni individuo è unico ed è la manifestazione stessa del Divino.
    Se fossimo costantemente consapevoli di questa Verità ogni cosa ci apparirebbe come è: "infinita".
    A cominciare da noi stessi, qui, ora.
    Dall'illusione, e dunque dalla paura che questa "realtà transitoria" possa sfumare in un lampo, da un secondo all'altro, crollando come un castello di carte, sorge:
    raga - l'attaccamento
    "Poichè la vita è breve, godiamocela " - si dice in giro - e cerchiamo di non mollare la presa sui nostri affetti, sulle cose che ci appartengono, sulle nostre idee, sui nostri desideri...
    In tal modo, gli attaccamenti generano l'illusione di poter ripetere all'infinito soprattutto le esperienze piacevoli, in un crescendo di aspirazioni edonistiche che (nella nostra mente) ci faranno approdare alla perfetta felicità.
    Salvo subirne la frustrazione quando, per fortuna (e qui il termine fortuna assume tutta la sua autentica preziosità) ci si rendesse conto dell'autoinganno.
    Nel frattempo, mancando l'individuo di un'adeguata preparazione spirituale, si sarà prodotta una quantità imbarazzante di Karma che solo nel Tempo dell'Ascesi e con ferrea volontà si potrà smaltire.
    Ma c'è anche un altro elemento che deriva dall'illusione ed è:
    dvesa - la repulsione.
    Quello che i bambini, oggi, definiscono con un'espressione assai diffusa: "Che schiiiifo.!"
    Non vorrei fare del passatismo ma è certo che una visione appena più aperta da parte degli educatori potrebbe stroncare sul nascere questa corsa all'accrescimento dell'ignoranza, ritoccando, con la scusa della buona educazione, ciò che è invece un potente vincolo agli aspetti più dolorosi della Vita.
    L' esperienza spiacevole, il dolore, se non è correttamente interpretato come occasione di avanzamento spirituale, rimane quello che è, una scalogna ripetibile all'infinito, senza possibilità di riscatto.
    A cui si aggiunge allora altra ignoranza, illusione, paura, violenza...
    L'ultimo anello di questa catena - tanto solida, ahinoi! - è:
    abhinivesa - la paura della morte, o attaccamento alla vita.
    E' la stessa cosa.
    E da che cosa nasce la paura della morte?
    Dall'ignoranza, dall'illusione ecc ecc ecc.
    Solo la meditazione può far cadere il velo che nasconde la Realtà e spezzare la catena dei 5 anelli.
    (continua)

    Tags: philosophie 
     
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