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    La misèricorde dans l'art
    NEWSLETTER -  MARZO 2016
     
    [texte en italien]
    di Marcella Ballarini

    In occasione del Giubileo straordinario della Misericordia la Parrocchia del Corpus Domini ha proposto una serie di incontri sul tema della Misericordia vista nella sua applicazione pratica in alcuni ambiti essenziali della vita.
    Il primo incontro dal titolo “La misericordia per immagini vive. Commento a Caravaggio” è stato tenuto dal Prof. Francesco Solitario, docente di estetica e filosofia dell’Università di Siena/Arezzo. Il prof. Solitario ci ha introdotto al tema della misericordia attraverso l’analisi e il commento di un’opera del Caravaggio.
    Cosa significa “misericordia”? Se scomponiamo il termine troviamo “miserere” cioè “avere pietà” e “cor” cuore, centro della vita spirituale, centro della forza dell’uomo. La misericordia è un sentimento di compassione per la sofferenza altrui che scaturisce dal nostro cuore e che ci induce a soccorrere l’altro. Nell’Antico Testamento per parlare di misericordia vengono usati soprattutto due termini “hesedh", che significa “bontà” “gentilezza”, e “rahamim” che si riferisce alle viscere materne, il farsi spazio vuoto che sa accogliere, l’utero che si commuove sotto la spinta di una profonda emozione del cuore. E’ soprattutto Dio ad essere misericordioso; la misericordia di Dio, però, esige che anche gli esseri umani abbiano atteggiamenti di misericordia vicendevole.
    Il testo da cui derivano le sette opere di misericordia è il discorso sul giudizio finale nel Vangelo di Matteo (Mt 25,31-36). A coloro che inviterà nella sua gloria Cristo dirà:
    “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi “.(Mt 25,34-36)
    Qui sono elencate sei opere di misericordia e “giusti” sono chiamati coloro che hanno compiuto queste opere. Lattanzio ne aggiunge una settima, “Seppellire i morti”, nel IV secolo .
    Queste le sette opere di misericordia corporale:
    1. Dar da mangiare agli affamati
    2. Dar da bere agli assetati
    3. Vestire gli ignudi
    4. Ospitare i pellegrini
    5.Visitare i carcerati
    6.Visitare gli infermi
    7.Seppellire i morti
    La Confraternita del Pio Monte della Misericordia di Napoli, tramite il suo committente Luigi Carafa Colonna, commissionò a Caravaggio (1571-1610) una pala d’altare che rappresentasse le Sette opere di Misericordia corporale.


    L’opera, dalle notevoli dimensioni di 3,90 x 2,60, fu iniziata alla fine del 1606 e consegnata il 9 gennaio del 1607.
    Nei dipinti di Caravaggio c’è la ricezione del sentimento religioso collettivo della sua epoca: qui c’è la devozione mista a fede tipica del tempo e del sentire napoletano .
    In quest’opera, come in molte altre dell’autore, vediamo il contrasto drammatico tra luce e oscurità, specchio dell’anima tormentata di Caravaggio, uomo dal carattere sanguigno e violento e tuttavia capace di dipingere madri - madonne con tratti di infinita dolcezza.
    L’ opera è articolata su due registri: un registro inferiore e un registro superiore.
    Nel registro inferiore vediamo rappresentate le sette opere di misericordia.
    A un primo sguardo ci appare un insieme confuso e molto realistico di diversi personaggi affastellati, concitati, quasi il brulicare della vita di un basso napoletano. Ognuno di questi personaggi ha una sua funzione nel rappresentare le opere di misericordia.
    Sulla destra l’atto di “Seppellire i morti” è raffigurato con il trasporto di un cadavere (di cui si vedono solo i piedi) da parte di un portatore e di un diacono che regge una fiaccola il cui bagliore aumenta la profondità del quadro e ne costituisce il perno.
    Sempre a destra vediamo una grata da cui sporge la testa di un vecchio che sugge il latte dalla mammella della giovane donna che gli sta vicino: così Caravaggio rappresenta “Visitare i carcerati” e “Dar da mangiare agli affamati”. Il pittore si ispira a una storia narrata da Valerio Massimo (I sec. d.C.). Il vecchio Cimone è rinchiuso in carcere condannato a morire di fame. La figlia, che ha un bimbo piccolo, va a trovare il padre ogni giorno e con il suo latte lo tiene in vita . Viene scoperta, ma i giudici, commossi dal suo gesto di pietà, graziano il vecchio e in ricordo di questo esempio di amore filiale viene eretto nel foro un tempio dedicato alla Pietas (II sec. a. C.), poi sostituito dalla basilica di San Nicola in Carcere.
    “Vestire gli ignudi “ e “Curare ( o visitare ) gli infermi”: a sinistra della scena la luce illumina la schiena nuda di un uomo seduto a terra che riceve un mantello da un giovane ben vestito .Il giovane è San Martino di Tours, che donò metà del suo mantello a un mendicante seminudo; non molto visibile, in basso a sinistra, c’è la figura di uno storpio, a ricordare i miracoli di guarigione attribuiti al santo. L’uomo nudo di spalle è un richiamo a una copia romana di una statua, il “Galata ferito”, conservata nel Museo Archeologico di Napoli.
    Vediamo poi un personaggio che con un dito indica qualcosa fuori dal quadro e di fronte a lui un altro con un bastone e un cappello con la conchiglia dei pellegrini che si recavano a Santiago di Compostela. Il personaggio indica un luogo di ristoro al viandante, mettendo in pratica l’opera di misericordia “Ospitare i pellegrini”.
    Infine dietro a questi si vede un uomo che beve da una mascella d’asino; questa figura ci ricorda Sansone il quale si dissetò con l’acqua fatta sgorgare per lui dal Signore e che egli raccolse con una mascella d’asino. Sansone rappresenta colui che è salvato dalla grazia miracolosa di Dio, in questo caso è Dio, non un uomo, a compiere l’atto di “Dar da bere agli assetati”.
    Il registro superiore dell’opera riconduce tutto questo affastellarsi di personaggi ad unità.
    Al centro si vedono in piena luce due angeli abbracciati in un gran viluppo d’ali con le quali incorniciano la Madonna col Bambino, gruppo dalle fattezze intensamente umane ed esprimenti profonda tenerezza. L’angelo trasmette la Grazia e ispira le opere di misericordia: la mano dell’angelo protesa verso il basso pare dia ai personaggi la forza di compiere le buone opere.
    Madre e bambino sembrano partecipare alla vita degli uomini . Secondo alcuni critici, guardano verso il basso, ma si potrebbe anche dire che la madre guarda il bambino e verrebbe così evidenziata la funzione di mediatrice che la Madonna ha nei confronti della divinità, quasi dicesse al Figlio: “Guarda questa umanità dolente e soccorrila”. La figura della Madonna inoltre alluderebbe alla Chiesa nella promozione della pratica delle opere di misericordia.
    Il Prof. Solitario ha poi proposto alla nostra attenzione un’altra immagine: il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, opera realizzata tra il 1444 e il 1464 e conservata nel Museo Civico di San Sepolcro. Il Polittico è costituito da cinque grandi pannelli, una predella e undici tavolette distribuite nelle cimase e sui lati.
    Prendiamo in considerazione il pannello centrale: vi si vede la Madonna della Misericordia che allarga il suo grande mantello sotto il quale trovano rifugio persone che a lei si affidano. Questa rappresentazione si rifà alla consuetudine medievale della “Protezione del mantello” per cui nobildonne altolocate ponevano sotto il loro mantello, considerato inviolabile, coloro che avessero bisogno di protezione.
    Nel registro superiore c’è un pannello con il Cristo Crocifisso: Cristo è il vero fondamento della Misericordia. La Madonna, madre di Dio, è un legame che rende visibile l’invisibile.
    Sotto il manto della Madonna sono accolti otto personaggi; i quattro a destra e quattro a sinistra.
    Ai piedi della Vergine c’è uno spazio lasciato libero, perché? E’il posto per ciascuno di noi.
    Tags: philosophie 
     
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