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    *fr Shatkarma purifications: Tratak.
    NEWSLETTER -  MARZO 2006
     
    [texte en italien]
    Tratak: fissazione dello sguardo.
    Tutte le pratiche di meditazione necessitano, all'inizio, di una fase di allenamento alla concentrazione: nello Yoga, in particolare, si usa tratak - fissare lo sguardo -.
    Molto semplice, molto diretto, tratak, come abbiamo visto negli articoli precedenti, appartiene agli Shatkarma (forme di purificazione) ed è facile da apprendere e da applicare; anche, in una forma specifica, all'esecuzione degli asana, per ottenere equilibrio, stabilità e quel tipo di consapevolezza di sé che nasce dall'assenza di pensieri, di immagini e di tutto ciò che normalmente affolla la mente.
    La parola tratak significa "fissare stabilmente una cosa"; la pratica comporta un'attenzione costante su un punto prescelto con lo sguardo fisso e gli occhi ben aperti, facendo attenzione a non battere le ciglia.
    E' un modo per coinvolgere prima lo sguardo poi la mente su un punto preciso, escludendo tutto il resto.
    L'oggetto può essere sia esterno sia interno al proprio corpo.
    Se esterno, tratak diventa bahir tratak, se interno viene definito antar tratak.
    Grazie a questo metodo, la forza e la potenza di tratak generano un flusso continuo di energia che, nel tempo, diventa alimento e ristoro per le attività mentali.

    Collocandosi come anello di giunzione tra le pratiche di purificazione del corpo e quelle della mente, tratak si evidenzia quale collegamento tra lo hatha yoga e il raja yoga.
    Sbrigativamente, nella nostra cultura, allo hatha yoga si rifanno tutte le pratiche fisiche e al raja yoga quelle della mente: in vista del raggiungimento finale, il Samadhi.
    In verità, con il termine hatha yoga, tutte le Scuole tradizionali intendono le une e le altre, dall'osservanza dei principi etici, all'esecuzione degli asana, al controllo del respiro, al governo della mente , senza distinzione tra pratiche inferiori e pratiche superiori.
    Il Tantra, che è forse il sistema spirituale più completo e rappresenta le radici stesse dello Yoga, usa tratak su vasta scala, in un'infinità di pratiche che comprendono diagrammi simbolici, immagini di divinità, oggetti di culto, quali epicentri di devozione e di conoscenza.
    Osserviamo come nel buddhismo tibetano tratak viene spesso applicato a immagini del Buddha, a Yantra e Mandala mentre nello Zen è una parete bianca a "fare da supporto" allo sviluppo di uno stato di coscienza superiore.
    Nel Cristianesimo, sarà il volto di Cristo o l'immagine del Sacro Cuore di Gesù o la croce a rapire l'attenzione del fedele, così come nell'induismo, facendosi strada tra una moltitudine sterminata di simboli, sarà una statua di Krishna o Shiva ornato di serpenti o l'opulenta Lakshmi ad attirare l'amore del devoto.

    Tratak esterno: Bahir Tratak.
    A causa delle molteplici distrazioni, attrazioni, attaccamenti che la maggior parte delle persone subisce nel corso della propria vita quotidiana, diventa quasi impossibile ai più sperimentare quella delicata condizione di interiorizzazione che non è preludio al sonno ma indice di stabilità, coscienza di sé e profonda pace.
    I bambini, ad esempio, se non vengono fuorviati da condizionamenti dannosi (dipendenza dagli spettacoli televisivi, indicazioni esterne verso "preferenze consumistiche di vario genere", ecc.) possono rivelare straordinarie capacità di concentrazione e talvolta precocissime inclinazioni alla matematica, alla lettura di qualità, allo studio delle lingue straniere e alla creatività.

    Un praticante di Yoga sa benissimo, per esperienza diretta, che durante l'esecuzione di un asana è necessario mantenere fissamente lo sguardo su un punto qualsiasi, privo di significato, senza forma né attrattiva alcuna, affinché l'attenzione costante stabilizzi la posizione e induca la respirazione corretta.
    Sthira Sukham Asanam "la postura deve essere stabile e comoda e tenuta per lungo tempo senza sforzo", diceva Patanjali. Uno stato di grazia del corpo e dello spirito, l'espressione di un piano di coscienza che è insieme concentrazione e armonia.

    Ai più, invece, sono rivolti i suggerimenti -semplici ed essenziali - dettati dai testi di riferimento circa lo svolgimento corretto di tratak: "Occorre allenare gli occhi a lungo affinché essi possano fissarsi stabilmente su un oggetto (la fiamma di una candela, il simbolo della OM, la punta del proprio naso o il centro tra le proprie sopracciglia), evitando anche il minimo battito delle palpebre.
    Finchè, successivamente, ad occhi chiusi, l'oggetto diventa un'immagine saldamente acquisita e visibile all'interno di sè.
    Dunque, da bahir tratak si arriva ad antar tratak.
    Alcuni Autori invitano a non confondere tratak con Drishti, ma si tratta di una questione di lana caprina poiché entrambi - sia Tratak sia Drishti - hanno il compito di indirizzare lo sguardo verso un punto prescelto per la meditazione e, successivemente, di rilassare gli occhi per ridurre la stanchezza provocata dall'intenso coinvolgimento dei muscoli oculari durante la concentrazione.

    Tratak interno: Antar Tratak.
    Questa forma di tratak induce rapidamente una maggior introspezione ed esplorazione della mente: una sorta di "oggettivazione dei suoi contenuti" che sviluppa la discriminazione, ossia la "scelta" tra ciò che è bene trattenere in noi" e ciò che "bisogna eliminare". Questo si chiama neti-neti ("non è questo", "non è quello")…Ed è la base, diciamo " fisiologica" del processo di meditazione.
    Nel Pranayama, ad esempio, si usano alcuni punti di concentrazione per controllare il respiro, mentre, sovente, il respiro stesso diventa oggetto di concentrazione.
    Shambhavi mudra, una tecnica ben nota di focalizzazione dello sguardo nel punto tra le sopracciglia – e parte integrante del kriya yoga – si presta benissimo sia alla fase di apprendimento ad occhi aperti sia a quella più difficile ad occhi chiusi.
    Laddove, appunto con gli occhi chiusi, l'attenzione tende a scappare e a ritornare allo spontaneo asservimento alle vritti (l'attività della mente).
    Anche se Shambhavi viene definito una mudra, a tutti gli effetti e a buon diritto si tratta di una pratica di meditazione.

    "Colui che conosce e pratica diligentemente Shambhavi mudra diventa il Signore Shiva stesso.
    Egli diventa Narayana (Vishnu), che sostiene tutto, e anche Brahma, il Creatore dell'Universo".

    (Gheranda Samhita)

    Bibliografia.
    "A systematic course in the ancient tantric techniques of Yoga and kriya"
    Tags: hatha  philosophie  purifications
     
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