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    L'altalena respiratoria (III).
    NEWSLETTER DI LUGLIO 2008
     
    (continuazione)
    Dal punto di vista razionalista, le considerazioni di cui sopra, soprattutto quelle relative alla circolazione delle energie sottili nel canale centrale del midollo spinale (sushumna) possono sembrare teoriche, addirittura aleatorie:pertanto è cosa buona giustificare, sostenere questa pratica con osservazioni più prosaiche e ridiscendere su un piano più oggettivo, quello della fisiologia respiratoria.
    Uno dei risultati immediati dell'esercizio, che si osserva già ai primi tentativi, è che tutto il processo respiratorio, dunque non solo alle estremità del movimento pendolare, rallenta e si approfondisce.
    A questo proposito è opportuno ricordare che lo Yoga raccomanda di respirare come se alla nascita noi avessimo aperto un credito alla Banca della Vita di 700 milioni di respirazioni.
    Una volta estinto il credito, niente più respiro, niente Vita.
    Se fosse vero cosa faremmo?
    Tutti noi - salvo gli aspiranti suicidi - respireremmo il più lentamente possibile, per economizzare questo credito respiratorio e prolungare la nostra vita.
    Perché questo?
    Perché l'aria ha bisogno di tempo per essere ben assimilata dagli alveoli polmonari.
    Le ricerche effettuate in questo campo hanno dimostrato che quando l'aria resta a lungo (più di 10 secondi) a contatto con la membrana alveolare, gli scambi avvengono nelle migliori condizioni.
    "Scambiare" significa tanto fissare l'ossigeno quanto diffondere l'anidride carbonica per espellerla.
    La respirazione veloce e superficiale, che appartiene alla maggior parte delle persone, non permette a questo scambi di svolgersi nelle condizioni ottimali.
    In effetti, dal punto di vista del numero di respirazioni al minuto, la media si situa tra 16/17, ovvero 24.000 al giorno.
    Il credito di 700 milioni di respirazioni (cifra arbitraria) corrisponde così a una vita di circa 80 anni.
    Ma questo ritmo di 16 respirazioni al minuto (circa) non si accorda con i 4 secondi di ogni respirazione, inspiro ed espiro compresi: è poco, troppo poco.
    Durante la pratica dell'altalena respiratoria, il numero delle respirazioni al minuto si riduce e si stabilizza attorno ai 15 secondi per ciclo respiratorio: questo è conveniente!

    L'equilibrio Prana e Apana.
    Siamo tutti chiamati a conoscere la respirazione legata all'equilibrio tra prana e apana ma è necessario rinfrescarsi la memoria e consultare il capitolo ad esso dedicato nel mio libro "I miei esercizi di Yoga".
    Queste pagine espongono e giustificano l'importanza che questo equilibrio riveste nello Yoga.
    E non solo nello Yoga, d'altra parte, ma anche per quanto riguarda la vita stessa, pura e semplice.
    Riassumiamo rapidamente.
    La nostra salute, che è molto di più dell'assenza di malattie conclamate, dipende essenzialmente dall'equilibrio assoluto tra l'assorbimento degli alimenti e dell'energia (prana) e il processo di smaltimento.
    Se non ci si alimenta a sufficienza, l'organismo manca di vitalità, non ha riserve.
    Peraltro, se l'organismo non elimina totalmente i suoi scarti e le tossine, come abbiamo visto, si insudicia e, alla lunga, si ammala e invecchia rapidamente.
    Se è vero che le funzioni "assimilazione " e "disintossicazione" sono proprie alla forza vitale in generale, è pur vero che alcuni organi si specializzano sia nell'assorbimento (tubo digerente, per esempio), sia nell'eliminazione (reni, colon).
    Un solo organo è realmente ambivalente e svolge alternativamente le due funzioni opposte e complementari: il polmone.
    Quando inspiro esso funziona in assorbimento di materia/energia, quando espiro è apana, l'energia eliminatoria, che agisce.
    Inoltre, la respirazione è una delle rare funzioni vegetative, dunque autonome, che posso controllare con la volontà, ogni volta che lo desidero.
    Equilibrando accuratamente l'inspiro e l'espiro, si riequilibrano dunque la due funzioni vitali essenziali, le sole su cui è possibile agire direttamente grazie al respiro.
    La tecnica è molto semplice: far durare l'inspirazione tanto a lungo quanto l'espirazione e applicare questo tipo di respirazione alla nostra pratica degli asana.
    Questo non significa che nel caso in cui l'espiro sia lungo il doppio dell'inspiro, la pratica sia scorretta ma si tratta di una respirazione di riposo.
    La respirazione "uguale" è parimenti accettabile.
    E poiché siamo in tema di posture, approfittiamone per parlare dell'importanza di uguagliare il "volume"del respiro; ossia accertarsi che le due metà del torace si aprano allo stesso modo, con la stessa ampiezza.
    Ci si può concentrare sul flusso d'aria che penetra nelle due narici ed equilibrarlo; poi immaginiamo che l'aria che entra nelle narice sinistra vada direttamente nel polmone sinistro.
    Poi, la stessa cosa a destra.
    I due (equilibrio e volume al tempo stesso) costituiscono la respirazione adeguata alla pratica delle posture.
    Si potrebbe supporre che questo modo di respirare non apporti che piccole modificazioni psicologiche e che, fisiologicamente, non succeda nulla.
    In effetti, se è possibile uguagliare le correnti respiratorie e ripartire il flusso tra la narice sinistra e la destra, ordinatamente, nei bronchi l'aria si mescola e quando arriva nei polmoni non si sa più se è entrata dalla narice sinistra o dalla destra.
    Ciò non mi impedisce di praticare questo tipo di respirazione senza alcuna angoscia metafisica.
    Mi sembra più che sufficiente aprire il torace simmetricamente - a sinistra e a destra – per non permettere a un emitorace di dominare l'altro.
    Grazie ad alcuni studi compiuti di recente, sembra che avvenga una certa polarizzazione.
    E comunque, da un punto di vista yogico, questo non sembra avere un'importanza cruciale.

    E' fondamentale praticare! Buona pratica!
    Argomenti: pranayama 
     
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