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    L'altalena respiratoria (II).
    NEWSLETTER DI GIUGNO 2008
     
    (continuazione)
    Arriviamo infine alla respirazione modulata, durante la quale il debito respiratorio, anziché essere costante, varia ritmicamente, sia nell'inspiro sia nell'espiro: in questa categoria io colloco "l'altalena respiratoria".
    Di che si tratta?
    E' semplice: immaginate una ragazza sull'altalena; gli impulsi successivi le hanno impresso quel movimento ampio di oscillazione che, da sempre, affascina la gioventù.
    Il movimento è cadenzato, regolare, ma la sua velocità, invece di essere costante, cambia ad ogni momento.
    Essa raggiunge il suo massimo vicino al suolo e il minimo nel punto più alto della sua corsa.
    A misura che si avvicina, l'altalena rallenta fino al punto zero, in cui sembra immobilizzarsi un istante.
    Ripartendo da zero, essa accelera, raggiunge la velocità massima nel punto più basso, poi fila di nuovo in alto, rallenta, e così di seguito.

    Applicazione alla respirazione.
    Con questa immagine in testa è facile rappresentarsi e poi realizzare l'altalena respiratoria.
    Il procedimento è semplice: dopo aver vuotato a fondo i polmoni (punto zero a vuoto), l'esercizio comincia con un'inspirazione che esordisce insensibilmente, poi il debito poco a poco si amplifica.
    Circa verso la metà del processo di riempimento dei polmoni, che corrisponde alla fase diaframmatica, l'inspirazione prosegue, ma si impoverisce progressivamente.
    Il movimento si estingue insensibilmente, si arresta un istante al punto massimo (a polmoni pieni) per ripartire poco a poco.
    Il debito aumenta a metà del percorso, ove inizia la decelerazione che prosegue fino al punto zero inferiore, in cui i polmoni sono vuoti.

    Una tecnica tantrica.
    Questo tipo di respirazione, di fatto, è tipica della branca tantrica del Cashemire, come si evince dal Vijnana Bhairava, versetto 64, tradotto da Lilian Silburn:

    praticando la frizione dei due soffi,
    all'interno o all'esterno,
    lo yogi diventerà infine il vaso di elezione
    da cui sorge la conoscenza suprema dell'uguaglianza (uniformità/simmetria?)
    .

    Questo versetto è accompagnato dal commento seguente:
    Esistono due punti in cui il respiro, inspirato ed espirato, come tutte le altre energie, equilibrano la loro forza, non entrano più in conflitto.
    Essi sono: all'interno il cuore, ove il respiro si riposa e, all'esterno dvadasanta, il luogo in cui si espira, e che si situa alla distanza di circa 15 cm dal naso.
    La pratica consiste nel fissare l'attenzione sul vuoto dentro questi punti, dove non entra, non esce né si forma alcun respiro.
    Esso vi dimora stabilmente, senza deviare, e si eleva ben diritto nel canale mediano (madhyanadi), risalendo dal cuore a dvadasanta che, in questo caso, non risiede più all'esterno del corpo ma alla sommità del cervello.
    .

    In ogni caso (una prova di qualche minuto ci prepara facilmente) questo tipo di respirazione affascina realmente il mentale.
    Nelle respirazioni a debito costante, che hanno i loro vantaggi e che non debbono essere abbandonati, l'ostacolo maggiore è costituito dalle fughe della mente, dalle distrazioni.
    Al contrario, l'altalena respiratoria seduce il mentale come la vera altalena seduce i ragazzini.

    La sospensione spontanea.
    Senza volerlo, a misura che l'esercizio si prolunga, la tappa al punto zero tende naturalmente ad allungarsi, senza sforzo né volontà.
    E più questo arresto si protrae, più aumenta la concentrazione mentale.

    Questa concentrazione non diminuisce nemmeno durante la fase attiva (inspirazione o espirazione) soprattutto se è accompagnata da una respirazione >span class="corsivo">ujjayi.
    Rammento che in tal caso si chiude la glottide, sia in inspiro sia in espiro; questo ha per effetto la modificazione delle condizioni pressorie in cui si svolge l'atto respiratorio.
    Poiché il calibro dell'ingresso del "tubo" è ridotto, la depressione intratoracica deve essere altrettanto forte, in modo che l'apertura sia più piccola.
    Evidentemente, l'inverso si produce nell'espirazione.
    L'altra conseguenza, accessoria in apparenza, è che ujjayi provoca un brusio caratteristico dovuto al passaggio dell'aria attraverso la glottide serrata.
    Nell'altalena respiratoria, benché la glottide rimanga chiusa in ujjayi, il brusio si avverte solo durante la fase del debito accelerato dell'aria, dunque quando l'altalena arriva in basso, alla sua massima velocità.
    Alle due estremità, dunque all'avvicinamento del punto zero, tanto a polmoni pieni quanto a vuoti, il brusio sfuma progressivamente man mano che il debito aereo si assottiglia.
    Questo, perchè all'avvicinamento dei poli di equilibrio, il respiro diventa silenzioso, mentre, il brusio del passaggio dell'aria evidenzia le variazioni del debito aereo durante l'altalena respiratoria.
    Una delle attrattive della pratica di ujjayiè che, grazie al brusio, l'adepto si interiorizza quasi automaticamente ottenendo, come risultato, una concentrazione di alta qualità, portata avanti senza sforzo e mantenuta a lungo.
    Questa concentrazione si accresce e si approfondisce ancora se si ripete mentalmente la OM per tutta la durata delle diverse fasi dell'atto respiratorio.
    (continua)
    Argomenti: pranayama 
     
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