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    Fisiologia dei Bandha (II): Uddiyana bandha.
    NEWSLETTER DI NOVEMBRE  2006
     
    "La pratica di uddiyana bandha,
    come viene descritta dagli yogi,
    è facile da eseguire e,
    con l'abitudine costante ad essa,
    persino un uomo anziano ringiovanisce"
    .
    (Hatha Yoga Pradipika)

    La parola sanscrita uddiyana significa 'sollevare' o 'volare alto', mentre banda - lo sappiamo già - vuol dire 'chiudere, bloccare'. La pratica di uddiyana bandha viene dunque definita con questi termini perché la chiusura obbliga la risalita del diaframma verso il petto.
    E, nel tempo, un esercizio simile migliora nettamente la circolazione di ritorno, alleggerendo vistosamente il cuore nelle sue funzioni di pompaggio.
    Nello Yoga si sa infatti che chi usa intelligentemente il diaframma è come se avesse 'un secondo cuore'.
    Tale infatti è la potenza di uddiyana bandha, e, per questo motivo, esso entra di diritto in molti pranayama di cui esalta le finalità e la forza.
    Ma esiste anche un'altra spiegazione al termine predetto e che consiste nella spinta che questo bandha impone all'energia che risale lungo sushumna (il condotto centrale, energetico, che corrisponde al midollo spinale).
    Nella sua ascesa verso l'alto il prana risveglia tutti i chakra (noi li definiamo plessi nervosi); via via, l'abitudine a riconoscere il passaggio dell'energia in sushumna incrementa la consapevolezza individuale.
    L'accrescimento della consapevolezza porta inevitabilmente a un ventaglio di stati di coscienza, tra loro correlati, e il traguardo finale è la liberazione/illuminazione.

    Pratica.
    "Il respiro accompagna la vita
    allo stesso modo dell'ombra che
    accompagna un oggetto,
    Uddiyana è la pratica che
    si contrappone all'agitazione del respiro"
    .
    (Baraha Upanishad )

    La posizione migliore per praticare uddiyana bandha sarebbe padmasana - la posizione del loto - ma anche siddhasana o swastikasana servono allo scopo.
    Resta il fatto che la pratica integrale del Kriya richiederebbe tassativamente padmasana, soprattutto durante l'esecuzione di mudra e mantra.
    Ma non è questo il caso perché qui ci si riferisce a un kriya inteso come movimento di preparazione, non a una pratica mentale.
    Nella fase di apprendimento uddiyana bandha si può sperimentare in posizioni diverse: quadrupedia, quadrupedia alta o in piedi, con le gambe leggermente flesse e le mani poggiate sulle ginocchia.
    Quale che sia la posizione prescelta, si inizia con una espirazione totale, con la bocca, contraendo gli addominali e la gabbia toracica; i polmoni dovrebbero essere svuotati al massimo.
    Trattenere il respiro a vuoto, eseguire jalandhara bandha (ricordate l'ultima newsletter?) e poi, su una falsa inspirazione, sollevare il diaframma verso l'alto in modo che l'addome risulti estremamente concavo. I muscoli addominali restano passivi.
    I palmi delle mani fortemente compressi contro le ginocchia e le braccia tese favoriscono la tenuta di uddiyana bandha.
    Questa è la posizione finale.
    Il respiro viene trattenuto a lungo, il più possibile.
    Infine, rilasciare dolcemente il respiro, rilasciare jalandhara bandha e l'addome riacquisterà la sua forma abituale.
    Dopo una breve pausa, ripetere l'intero esercizio, più volte fino ad assumerlo con facilità e comprendendone poco alla volta tutte le sfumature.
    Da praticare al mattino, prima della colazione, dunque tassativamente a stomaco vuoto per evitare il rischio di un indesiderato kunjal kriya (vomito)!

    Benefici.
    Tutto l'addome viene strizzato come una spugna, gli organi interni vengono stimolati nelle loro funzioni e rivitalizzati e questo aiuta a prevenire o a ridurre un gran numero di disturbi tra cui costipazione, indigestione, coliti, purché non siano in forma grave.
    "Si osserva un incremento dell'attività delle surrenali con un riequilibrio del tono generale dell'individuo".
    Il plesso solare, considerato nello Yoga 'il cervello addominale' poiché ad esso, in primis, corrisponderebbero tutte le nostre emozioni, subisce un'importante fase di riequilibrio, sia nella distribuzione dell'energia attraverso i vari canali - nadi - sia in uno stato complessivo di sinergia tra le varie funzioni psicofisiche dell'organismo.
    E la Gheranda Samhita conclude 'Di tutti bandha, questo è il migliore. La sua esecuzione rende facile l'emancipazione'.
    Argomenti: pranayama  kriya 
     
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